Riflettografia in Infrarosso

La Riflettografia IR restituisce una notevole quantità di informazioni tale da rappresentare ormai un indispensabile contributo, sia per gli storici dell’arte che per i tecnici della conservazione, nella comprensione delle opere pittoriche, del modus operandi dell’artista e dello stato di conservazione. Grazie alla capacità di leggere gli strati pittorici non osservabili alle radiazioni nel visibile (a occhio nudo), la riflettografia accresce incredibilmente le conoscenze su un dipinto permettendo:

  • l’osservazione dei disegni preparatori tracciati dall’artista sulla preparazione, le tecniche di trasporto del disegno (incisioni, spolvero, etc) e la caratterizzazione della tecnica pittorica;
  • l’individuazione dei pentimenti o modifiche dell’artista;
  • la ricerca di sottostanti dipinti, di ridipinture o abrasioni dello strato pittorico;
  • la ricostruzione e l’interpretazione di parti o dell’intero soggetto pittorico la cui leggibilità può essere compromessa dalla presenza di patine o vernici invecchiate.

Le radiazioni infrarosse possono essere assorbite, riflesse o trasmesse dai vari materiali in maniera differente da come gli stessi materiali assorbono, riflettono o trasmettono le radiazioni visibili. La tecnica di analisi in infrarosso, quindi, si basa sulla possibilità di rivelare una differente risposta spettrale dei materiali utilizzati rispetto a ciò che è possibile osservare alla semplice osservazione visiva. Le sorgenti luminose impiegate sono lampade a incandescenza o alogene per uso fotografico che emettono una frazione sufficiente di radiazioni infrarosse.

In generale, a un aumento della lunghezza d’onda della radiazione impiegata corrisponde una diminuzione del potere coprente e, quindi, un aumento della trasparenza dello strato pittorico: tale fenomeno consente di ottenere informazioni su strati che si trovano a livelli più interni di una successione stratigrafica. 

Grazie ai diversi sistemi di acquisizione disponibili (camera multispettrale CCD, telecamera scientifica raffreddata CCD 1000 nm, Scanner piano motorizzato con rivelatore InGaAs 1700 nm) è possibile di volta in volta individuare il rivelatore più opportuno per ottenere l’immagine riflettografica ottimale agli scopi dello studio richiesto.

Un’ulteriore possibilità diagnostica nel range spettrale dell’infrarosso è rappresentata dalla tecnica dell’infrarosso falsi colori. Questa tecnica di imaging costituisce un ulteriore meccanismo di restituzione delle informazioni spettrali dei materiali nell’IR ottenuto in modo tale da riportare nelle tre componenti blu, verde e rosso (RGB) i canali del verde, del rosso e dell’infrarosso: la componente verde viene restituita nel blu, la componente rossa nel verde mentre la componente infrarossa viene riportata in rosso, mentre il blu viene eliminato. Dalla combinazione dei tre colori si ottiene una tricromia della superficie pittorica ripreso con la formazione di un’immagine a colori non corrispondenti a quelli reali, appunto “falsi”, ma caratteristici dei materiali indagati. Tale risposta caratteristica in alcuni casi permette il riconoscimento dei pigmenti, più generalmente permette la distinzione di stesure percepite nel visibile con lo stesso colore ma, realizzate con materiali differenti (ritocchi, integrazioni pittoriche, alterazioni di diversa natura, etc).